
Non so se resteranno le mie impronte
fissate da qualche parte
testimoni del mio passaggio
in questo mondo.
O l'acqua del tempo
nel suo lento andare
le ricoprirà di dimenticanza
ed io non sarò mai stata.
Mi consola che resteranno impresse
laddove gocciola la vita
pompando amore e nella veste
candida che porteremo appresso noi.
In un altro dove.

S'allunga un braccio
ondeggia e ricade
a fianco del corpo.
Si stende una gamba
e l'altra s'appunta
al pavimento.
Tesa la schiena
si tuffa nello spazio
a raccogliere il corpo a terra
accoccolato in posizione fetale
rotolando si rialza
come ala di farfalla,
come serpe che si ritorce.
Un andare e un venire
come onda del mare
continuo come sa esserlo
la risacca.

Il colore alle pareti
liquefa e cola sulle note
suonate da un'armonica:
note che scendono sull'anima
espandendosi
e penetrando nei tessuti
vanno a mischiarsi
al liquido rosso della vita:
batte il cuore
la sua personale musica.
Il colore s'è fatto voce:
voce che va a riempire
di sonorità densa
lo spazio circostante e
abbraccia noi, unità distinte,
facendone unico corpo vibrante
che riconoscente applaude
sulle ore scivolate via
ritrovando il tempo esatto
delle cose.
Ars [03-06-2009]






